Perché Santoro non merita i miei 10 euro

Eh no, caro Santoro, questa volta non ci siamo proprio. Anch’io, come migliaia di tuoi sostenitori, mi sono entusiasmato per il progetto “Comizi d’amore/Servizio pubblico”. Un progetto ambizioso che, per dirlo con le tue stesse parole, vuole «scompigliare il duopolio televisivo […] per disegnare la televisione del futuro, multimediale e più libera di quella a cui siamo stati abituati.» Ancor di più mi ha entusiasmato apprendere dell’idea del fundraising come sistema di autofinanziamento.

Ed infatti, come scrivono gli esperti di Ninja Marketing, «dal punto di vista del marketing e come “fenomeno sociale” il successo dell’iniziativa è stato incredibile. Si parla di più di 200 mila euro raccolti solamente tramite PayPal, e di un totale di 600 mila euro donati in due giorni.» Anch’io, caro Santoro, ero pronto a versare i miei 10 euro per questa causa. Ma è bastato recarmi sul sito di Servizio Pubblico perché tutto questo entusiasmo mi si raggelasse quasi all’istante.

Faccio una premessa: il pubblico al quale hai dichiaratamente chiesto aiuto e che in effetti ha raccolto il tuo invito è il popolo del web. La strategia comunicativa che hai scelto ha pagato perché a pagare sono stati i tuoi sostenitori attivi sul web, come scrive ancora Ninja Marketing:

Non si tratta qui di una comunicazione massiccia, bensì di passaparola e la rete e i social media giocano un ruolo centrale in questo. Qualche intervento in televisione e alla radio, qualche servizio sui giornali, ovvio, ma è nel web che, com’era già accaduto per ‘Rai per una notte’, si trova il mezzo per divulgare e comunicare pienamente l’iniziativa.

Fatta questa premessa, il web merita più rispetto, caro Santoro. Sei riconosciuto come un grande professionista del giornalismo televisivo, ma di come si fanno le cose (professionalmente) sul web hai ancora molto da imparare. Dichiari di voler offrire un prodotto «lontano dal giornalismo incravattato». Peccato che la tua piattaforma di comunicazione sia quanto di più incravattato si sia mai visto sul web.

Lo chiamiamo 2.0 questo web, perché rappresenta uno stadio “evoluto” della Rete, definito da regole e comportamenti che i grandi player non possono permettersi di ignorare. A guardare la tua piattaforma web sembra invece di essere tornati indietro nel tempo. Ci si trova di fronte alla negazione dei principi più elementari di usabilità, trasparenza, ampiezza di contenuti, partecipazione. Quella che segue è la cronaca della mia esplorazione nei meandri (per nulla profondi) del sistema di comunicazione web del progetto “Servizio Pubblico”:

1. Scusa, chi sei?
Sul sito mancano incredibilmente i classici ma indispensabili link alle voci “Chi siamo” e “Contatti”. Chi è il titolare del progetto “Servizio Pubblico”? È forse l’Associazione Servizio Pubblico che leggo nel banner della donazione? Se sì, chi l’ha costituita? Dove, quando, come, chi è il legale rappresentate, dov’è lo statuto, etc.? E inoltre, chi posso contattare per informazioni? E una e-mail, dico, una e-mail non ce l’avete? Perché nel sito non c’è traccia di un indirizzo, fisico o e-mail, e neppure di un recapito telefonico.

2. Per cosa, di preciso, sto pagando 10 euro?
Ok, è una donazione volontaria, ma non credi che almeno uno straccio di manifesto programmatico scritto ce lo meritiamo? Come verranno spesi di preciso i nostri soldi e chi lo deciderà? E se l’operazione non dovesse piacerci, possiamo chiederli indietro?

Vabbè, dirà qualcuno, ci sono i pulsanti “Seguici su Facebook, Twitter e YouTube”, vai lì e cerca tutte le risposte che ti servono o i contenuti che mancano. È quello che ho pensato anch’io e infatti ho abbandonato il sito (che per inciso è fatto dalla sola home page) e mi sono diretto subito sulla pagina ufficiale Facebook.

3. Social che?
Il primo click lo faccio sulle info della pagina ed ecco cosa trovo:

Sconfortante. Ok, provo ad usare la pagina per fare qualche domanda diretta. Del resto Santoro ha dichiarato ambiziosamente di voler portare con la sua trasmissione «i microfoni in bocca alla gente». Figuriamoci, farlo su internet diventa una sciocchezza. Vado in bacheca alla ricerca del microfono e… sorpresa: gli iscritti non possono postare perché la bacheca è bloccata! La cosa comincia a farsi preoccupante. Ma non demordo, magari tra i post pubblicati dallo staff ci sono proprio le informazioni che cerco.

Peggio che andar di notte. Da quando la pagina è stata creata (8 ottobre 2011) si sono susseguiti post del tipo:

  • visitate il sito internet
  • iscrivetevi al canale Twitter
  • guardate i video pubblicati sul sito (che nel 90% dei casi non parlano del progetto)
  • passate parola per aumentare i “fan” (li chiamano ancora così) della pagina
  • passate parola per aumentare gli iscritti a Twitter
  • grazie, siete tanti, siete fantastici
  • queste sono le emittenti che trasmetteranno il programma via etere
  • eccovi qualche news di cronaca

In compenso sono molte e sollecite le informazioni su come donare i 10 euro. Trovo finalmente un link ad un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano con le dichiarazioni di Santoro sul programma. Dalla lettura dell’articolo (per metà dedicato alla notizia che anche Sky trasmetterà il programma) si apprende che:

I dieci euro sono una forma di azionariato popolare, verranno conferiti ad un’associazione che sarà socia della società che produrrà le puntate. Chi ci darà i dieci euro deve mettere da parte la ricevuta perchè verranno dati più servizi di quelli che corrispondono alla cifra versata.

Ok, ma prima di darti i 10 euro, mi dici quale associazionequale società e quali servizi aggiuntivi? E chi è l’editore? Siccome ti rivolgi al popolo del web mi aspetto servizi orientati al web. Ma se queste sono le premesse, come faccio a fidarmi delle tue  promesse?

Come scrive Nicoletta Amico su Reset Italia:

Dispiace ammetterlo, ma di fatto si configura più come un servizio commerciale che come un servizio pubblico. Non solo per il banale fatto che si avvale di un pagamento, per quanto simbolico, ma anche perché si basa sul sostegno economico di un popolo virtuale non meglio identificato che diventa così azionista di una “società” che però non controllerà mai. Perché nessuno dei paganti i dieci euro verrà mai convocato in un consiglio di amministrazione, ma ognuno di loro resterà tranquillamente a casa propria sperando che quell’informazione innanzitutto arrivi e poi che sia corretta.

Considerazioni legittime che meriterebbero una risposta. Continuando a leggere nella pagina, mi imbatto in quest’altro post:

Ah ecco. Magari attraverso i commenti si sarà aperta una discussione, un approfondimento. Ma tra gli oltre 100 commenti, inviti, consigli, suggerimenti, critiche e accuse, non c’è traccia di una risposta da parte dello staff. Altri utenti invece chiedono:

oppure:

Cacchio, mi dico, a questa non potete non rispondere. Vi definite un progetto cross-mediale, web-based, un “appello” come questo non può cadere nel vuoto. Nel momento in cui scrivo sono passate più di 24 ore dalla richiesta e nessuna risposta è pervenuta. Ho verificato a campione, non c’è mai traccia di risposta tra i commenti, in nessun post.

[edit:] ho generato un report in pdf della pagina Facebook con i commenti espansi degli ultimi post, giusto per fermare le lancette ed analizzare come si è comportato lo staff di Santoro ad oggi, 19 ottobre. C’è chi implora di risolvere i problemi di visualizzazione su iPad e iPhone, chi non riesce a mandare email, chi chiede chiarimenti tecnici sul versamento, chi vuole saperne di più su dove andranno a finire i suoi soldi, segnalazioni di disservizi vari, chi trolla indisturbato e chi più ne ha più ne metta. Hanno risposto solo una volta. Per dire che con l’iPhone i video devi andarteli a guardare su YouTube…

È curioso osservare che quando finalmente fanno uno sforzo per coinvolgere gli utenti, invitandoli a mandare via email una una foto per dire “Io ci sono!” (eccolo l’indirizzo email! Non è manco un account proprietario, ma è già qualcosa), finiscono poi per pubblicare solo le foto delle celebrità che hanno aderito all’iniziativa!

È inutile che vi dica che sul canale Twitter la linea di condotta è sostanzialmente la stessa. E il tutto, condito da una approssimazione tecnica che non ha precedenti. Ad esempio, avete per caso cliccato sul link con le dichiarazioni di Santoro? È lo stesso postato dalle sue pagine Facebook e Twitter. Chi di voi l’ha fatto si sarà imbattutto nel video dell’intero telegiornale di La7, con tanto di pubblicità iniziale (l’emittente ringrazia). Ok, non volevate prendervi la briga di tagliare ed isolare l’intervista di Mentana a Santoro, ma almeno scrivete da che minuto comincia (dal min. 24:24 al 31:30 ndr)…

Un’ultima riflessione: considero il ricorso a Sky una scelta discutibile e concordo con le perplessità espresse da Francesco Costa sulla sua pagina Facebook (leggete tra i commenti):

Insomma, siamo sicuri che anche Sky non sia un monopolista? Davvero non si poteva optare per un canale satellitare free? E soprattutto, era proprio necessario quel banner pubblicitario di Sky sulla home page di serviziopubblico.it?


[Edit]: la breve discussione che si è aperta in seguito alla pubblicazione di questo post mi è servita da spunto per approfondire e completare la mia analisi. Il faro di Santoro era ed è la televisione. Quello che gli interessa fare (e sa farlo bene) è offrire un prodotto televisivo. Il web gli è servito unicamente per assolvere a due funzioni: sfruttarlo come cassa mediatica di risonanza attraverso il passaparola dei fan e come canale alternativo di trasmissione in stile broadcast. Ma anche su internet il suo rimane un prodotto prettamente televisivo (seppur di altissimo livello) che nei commenti ho definito “televisione via computer”.

Tutto ciò che sul web non attiene strettamente al prodotto televisivo è – al momento – un sistema di comunicazione superficiale, approssimativo, ingiustificabile per un professionista della sua caratura (il caso di Raiperunanotte che descrivo nel commento #2 è emblematico). Uno “sciatteria digitale” che non merita neanche un centesimo.

Aggiornamento (29.10.11 – h. 19,00)
Finalmente, qualcosa di serio si muove. Fino a questo momento, l’unica attività social della pagina Facebook era stata la pubblicazione degli album fotografici “Io ci sono!” con le facce di persone comuni che hanno aderito all’iniziativa. Ieri invece è comparsa finalmente una domanda/sondaggio rivolta agli utenti della pagina, sfruttando l’apposita funzione di Facebook. Non capisco il perché abbiano impostato la risposta univoca, ma hanno comunque fatto un passo da gigante. E infatti, al momento hanno risposto più di 4.600 utenti, un ottimo risultato per essere passato un solo giorno dal lancio (a questo punto sono curioso di vedere se il risultato del sondaggio verrà citato in trasmissione…).

Poche ore dopo viene pubblicato un post con un link ad un video informativo sul programma, che attraverso la caricatura di Silvio Berlusconi disegnata da Vauro, spiega in modo chiaro e divertente come e dove sarà possibile seguire Servizio Pubblico. Molto ben fatto, era ora direi. Ancora, a seguire, viene pubblicata una breve nota su Facebook, con un chiaro invito a partecipare alla discussione, rispondendo alle domande poste nella nota. Tutte queste attività vengono prontamente rimbalzate su Twitter, raccogliendo un elevato numero di retwett e di partecipazione.

La strada imboccata è quella che avevo auspicato. Certo il sito lascia ancora a desiderare, ma qualcosa si muove e fa ben sperare. Dopo la pubblicazione di questo articolo, qualcuno in rete mi aveva consigliato di pazientare un po’, che sicuramente col tempo avrebbero migliorato la comunicazione. Devo ammettere che non avevano tutti i torti. Beati quelli dell’agenzia che segue Santoro, che si possono permettere 15 giorni prima di elaborare la più elementare strategia social.

Per me e nel mio lavoro 15 minuti sono già troppi.


Ne parlano anche:

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25 thoughts on “Perché Santoro non merita i miei 10 euro

  1. Al contrario di te, Maurizio, a me i dubbi sull’iniziativa sono venuti dopo il pagamento dei 10,00 euro. Io, come tanti, ho risposto d’impeto al richiamo di questa futuribile libertà d’informazione. Anch’io sono rimasto un po’ perplesso sull’esiguità del sito, che effettivamente è pretenzioso chiamare tale. Alacremente ho cercato ogni possibilità di approfondimento del progetto ma a parte quattro video messi lì a quadrilatero non c’è altro. Insospettito dall’approssimazione con cui il sito è stato realizzato ho provato subito ha vedere se i video erano visibili sul mio iPhone. Macché!! A sentire Santoro vogliono prendere quanti più contatti possibile; e si giocano l’opportunità di perdere tutti gli utilizzatori di iPhone, iPod, iPad? Strano!
    Ho cercato un contatto webmaster esplorando l’inesplorabile di quella pagina fino a che mi sono dovuto accontentare di fare click sul logo della “Mosaico Produzioni” posto lì piccolino in fondo a destra. Il loro sito? Peggio che andar di notte! Tutto in Flash o Silverlight (visto che campeggia grande sulla home il marchio Microsoft) e di contatti neanche l’ombra. Qui ho avuto la percezione chiara che l’approssimazione del sito “serviziopubblico.it” è figlia di questa approssimazione. Al di là dell’affermazione della loro specializzazione in progetti multimediali tutto ciò che mi appariva mi suggeriva piuttosto il contrario. Ma non mi sono dato per vinto e mi son detto: “ora scrivo a loro!”; e dove? A chi? Imperterrito ho cercato un qualsiasi link che mi portasse da colui che ha costruito il tutto. Torno su serviziopubblico.it e dirigo la mia attenzione sulla sinistra in basso della home lì dove c’è il marchio non cliccabile della “Zero Studio srl”. Chi saranno mai? Intestardito cerco su Google qualche riferimento, lo trovo e finisco su una pagina ancor più inqualificabile delle precedenti, praticamente un jpeg unico con l’indicazione di una email ed un numero di cellulare. Si proprio un numero di cellulare.
    A me sembra tanto che dietro il progetto tecnico ci sia una sola persona che si incarna in varie realtà aziendali, tutte, a loro dire, esperte di progetti multimediali ma che dimostrano l’esatto contrario.
    Ho comunque scritto sfiduciato alla suddetta Zero Studio che a conferma di quanto già descritto, dopo otto giorni non ha ancora risposto.

  2. Ti ringrazio Nichi per il contributo preciso e puntuale che hai offerto. Sai cosa? Temo che i nostri interventi siano percepiti come esagerate puntigliosità tecniche, roba da geek della comunicazione web.

    Nel caso specifico di Santoro poi, c’è secondo me una generalizzata propensione da parte del suo pubblico a sorvolare su questi aspetti. Questo significa una cosa: che il seguito di Santoro sul web è fortemente fidelizzato, la fiducia che i suoi fan ripongono nel personal brand è massima. Si fidano, come hai fatto tu, sulla parola. Lo dimostra per altri versi questa interessante conversazione che sto avendo su G+: https://plus.google.com/u/0/110750293868677921520/posts/DJwJG1y4i7p?hl=it

    Ti svelo un’altra chicca: in quella conversazione si parla dell’enorme successo che ha riscosso l’evento Raiperunanotte sul web. Istintivamente sono andato a cercare il sito della trasmissione http://www.raiperunanotte.it/ e… visto? E’ una pagina in parcheggio piena di link pubblicitari!
    Cioè, non esiste più un sito che faccia da memoria storica ufficiale di quell’evento! Uno deve andare su YouTube e vedersi gli spezzoni dei vari interventi e attenzione, sono video caricati da terzi (Repubblica.it, Antefatto, Daniele Luttazzi, utenti normali, etc.): l’evento televisivo web dell’anno non ha un suo canale su YouTube!

    L’analisi che faccio è la seguente: quando Santoro ha usato il web l’ha fatto sostanzialmente per due funzioni: come cassa di risonanza alternativa per la promozione dei suoi progetti televisivi e come canale di videostreaming in modalità broadcast, per aggirare le varie forme di censura televisiva che gli sono state riservate. Ma la sua attenzione è sempre rimasta costantemente puntata sull’etere: digitale terrestre, circuiti di emittenti locali e non ultimo e più significativo di tutti, il recente accordo con Sky (ricordiamolo, canale a pagamento e pubblicità). Altro che eventi web: io li definirei una televisione via computer e nulla più.

    Attenzione: questo non toglie il fatto che si tratti pur sempre di grande televisione. Ma televisione rimane. Il web è altra roba e se non saremo noi, qualcuno prima o poi glielo dovrà spiegare.

  3. io i dieci euro a Santoro non li do, non tanto per la qualità del sito (anche perché siamo nella situazione scarparo che va con le scarpe rotte e fa pure le pulci alle scarpe degli altri), quanto per l’intera operazione.
    Come ho scritto a commento sulla bacheca Facebook di Maurizio:
    pago già canone RAI, abbonamento a Sky e compro ogni settimana le Macine del Mulino Bianco.
    Santoro può mettersi d’accordo con Murdoch, Berlusconi o Barilla. Non ha bisogno di tirarmi per le palle.

    • Non è questo il problema Francesco. Anch’io inorridisco a sentir parlare di Sky e di pubblicità, ma per assurdo potrebbe pure starmi bene di pagare i 10 euro se quello che mi viene offerto è più di un semplice prodotto televisivo. Come ho scritto nel post, Santoro invita a conservare la ricevuta perché “verranno dati più servizi di quelli che corrispondono alla cifra versata.”

      Bene, prima di darti i miei 10 euro, a me piacerebbe sapere prima quali saranno questi servizi aggiuntivi. E siccome ti rivolgi al popolo del web mi aspetto servizi “web”. Per questo scrivo che il Web merita più rispetto: viste le premesse, come faccio a fidarmi delle promesse?

      Non è solo la qualità del sito, è l’intero impianto di comunicazione web che è sciatto, superficiale, approssimativo. E non troviamo escamotage tipo la fretta di raccogliere fondi. Sappiamo benissimo che non è una scusa accettabile, anzi, un’ammissione del genere per certi versi sarebbe ancora più grave, dimostrerebbe ancora di più la superficiale considerazione che hanno di questo mezzo.

  4. Quante critiche pretestuose per un progetto che è appena all’inizio e che già sta dimostrando di fare, pur nella piattaforma limitata che gli attribuite, un’informazione migliore di qualunque testata giornalistica presente (vedi i servizi sul 15 ottobre). Mi fanno tristezza quelle persone che in un panorama politico e sociale desolante, dove siamo abituati a pagare anche per pisciare, non riescono a separarsi serenamente da 10 euro (chiesti e non pretesi) che potrebbero contribuire a riportare in Italia la libertà e la dignità dell’informazione. È stato detto inizialmente che sarebbe stato un esperimento, volevate il prodotto perfetto subito? Avete ragione, mancano i contatti, le informazioni basilari… cose da geek come ha detto qualcuno. Tralasciando che la pagina di Servizio Pubblico non è un sito convenzionale ma una pagina, per l’appunto, di copertina per quello che sarà il vero programma, come annunciato da Santoro, non avete pensato prima di scagliarvi in giudizi assoluti che se trasformate le vostre critiche in consigli magari contribuite allo sviluppo di un nuovo modo di fare comunicazione, invece di fare i censori bocciando in partenza? Santoro può essere un personaggio non condivisibile per molti punti di vista, ciò non toglie che sia un professionista dell’informazione di qualità e sinceramente se mi dice che i miei soldi saranno spesi bene non ho motivo di dubitarne, ma anche se mi sbagliassi cosa avrò perso? 10 euro. E tutte quelle persone che dicono no per paura di rimanere deluse cosa avranno perso? Valgono così tanto i vostri 10 euro?

    • Grazie per il tuo intervento Denise, cercherò di chiarire punto per punto. Prima di tutto non ho mai criticato Santoro per le sue capacità giornalistiche. Ho scritto nell’articolo e ripetuto nei commenti di ritenerlo un grande giornalista ed un eccellente professionista della televisione. Per capirci: seguo anch’io Santoro dalla notte dei tempi e ho sostenuto molte delle sue battaglie. Secondo: davvero non capisco cosa c’entri «separarsi serenamente da 10 euro (chiesti e non pretesi)». Non è una questione superficiale di cifre/importi, ma di valore e significato che si da al gesto. Avesse chiesto un centesimo (lo scrivo a conclusione dell’articolo) non glielo avrei dato comunque, ma per altre ragioni che esulano dalla sua bravura giornalistica e che sarebbero quelle “robe da geek” di cui parlavi (sono stato proprio io ad auto-descrivermi così).

      Siccome faccio queste cose per professione, posso garantirti che una pagina nera con qualche video (eccellenti nei contenuti giornalistici), qualche link e nemmeno una casella email è una roba mai vista, anche un blogger 16enne senza una lira avrebbe saputo fare enormemente meglio. Non parlo di aspetto grafico ma di ricchezza e trasparenza di contenuti, informazioni, servizi 2.0. Vuoi vedere come si fa un sito di un progetto sperimentale? Vai qui: http://www.wikitalia.it/ e poi dimmi.
      E non parlo solo del sito, ma dell’intero network: scusami ma ha senso un Servizio Pubblico” la cui bacheca Facebook non è “Pubblica”, cioè aperta ai post dei sostenitori? È normale che il team Facebook non risponda ad uno, dico uno che sia uno, dei commenti dei lettori? È normale che ad un “azionista” (Santoro vi ha proprio definiti così) non gli si spieghi quali sono i servizi aggiuntivi promessi a fronte dei 10 euro versati? Hai scritto chiaramente che ti fidi sulla parola, «se mi dice che i miei soldi saranno spesi bene non ho motivo di dubitarne», ma permetti che sia altrettanto legittimo, anzi più logico, chiarire i dubbi prima, soprattutto quando si tratta di un personaggio PUBBLICO? Attenzione non dico che Santoro nasconda magagne, gli rimprovero la mancanza di trasparenza, informazione, condivisione e partecipazione in relazione alla presentazione suo progetto, cose che sul web sono REGOLA. Ecco perché lo ritengo un assoluto incompetente del web, la cosa è inaccettabile da un personaggio della sua caratura.

      Magari alla fine Santoro mi smentirà e tirerà fuori dal cappello qualcosa di veramente attinente al web che non lo riduca ad uno schermo di computer attraverso il quale trasmettere un programma TV. Sarei il primo ad esultarne e a correre a versare i miei 10 euro. Ma le premesse non sono per niente confortanti.

      • Ciao Maurizio, anche io faccio queste cose per professione, ti garantisco che capisco perfettamente quello che dici e tecnicamente posso anche essere d’accordo con te, ma continuo a non capire che senso abbia bocciare un’iniziativa secondo me lodevole per via di una serie di difetti tecnici che, ripeto, possono essere facilmente corretti dietro validi suggerimenti. Posso storcere il naso davanti alla scarsa attenzione riservata ai dettagli ma ciò non mi impedisce di pensare che possa essere una cosa provvisoria, penso che magari in questo momento abbiano preferito concentrarsi sulla trasmissione che andrà in onda a novembre e che questo non sia che un preludio, una specie di gong pubblicitario. Mi riesce difficile credere che a cose avviate non ci sarà un sito ben organizzato, uno spazio di comunicazione per gli utenti ecc. Come hai detto tu Santoro non è un pivello appena sceso da Marte, è un professionista, dubito che non ci abbia pensato.

        Ho sollevato la questione dei 10 euro perchè mi è capitato spesso di sentire lamentele sciocche in proposito, come il fatto che Santoro coi suoi guadagni la trasmissione se la poteva pagare da solo o che potesse accontentarsi di una partenza meno ridondante… ma la gente pensa prima di parlare? Io non so quanto costi avviare una cosa simile, può darsi anche che Santoro i soldi ce li abbia e che in parte li abbia investiti in questa cosa ma per quale accidente di motivo dovrebbe pagare per servizio che sta offrendo a noi? Ma quando tu vai a proporre quello che sai fare a un potenziale cliente lo fai pagando di tasca tua il lavoro che fai?
        La gente forse non ha capito che facendo “il suo lavoro” e ha chiesto un contributo, non solo in denaro per lanciare un messaggio a quelli che vogliono metterlo a tacere, che poi son gli stessi che vogliono mettere a tacere noi e fregacazzi se nel sito manca la mail o non posso ancora scriverci le mie minchiate.

        Invece no, tutti giù a criticare, perchè Santoro è ricco, è presuntuoso, è di parte. Nessuno che pensa “ah finalmente una persona che usa la sua popolarità per fare qualcosa di buono”, ma le battaglie pubbliche che ha condotto per difendere la professione e la libertà di espressione non valgono niente? Io non voglio fare il baluardo di Santoro ma mi infastidiscono quelle persone che col culo comodamente poggiato sulla sedia stanno davanti al computer pronti a demolire chiunque tenti di fare la differenza. Poi hai tutto il diritto di pensare che sia un incompetente del web e per questo non dargli i tuoi 10 euro ma dal momento che tu stesso prendi in considerazione la possibilità di essere smentito vorrei farti notare (senza astio) che i giudizi si danno a cose concluse e che è troppo facile salire sul carro del vincitore quando non c’è più niente da perdere.
        Spero di aver dato almeno uno spunto di riflessione.

  5. Secondo me hanno usato il web come “audience”, come un surrogato del televoto, forse Santoro voleva far vedere alla gente che lo ha giudicato ed estromesso dal “grande schermo” che era ancora amato, senza rendersi minimamente conto dell’importanza e della ridondanza del web, perchè secondo me non ci crede… Ci ha solamente provato, visto che tutti dicono che il web funzia…E comunque avere un’apertura mentale tale da essere elastici e sapersi mettere in discussione per una nuova impostazione dei propri contenuti vuol dire sapersi esporre ai commenti…ebbene ha dimostrato, a dispetto della sua “grande” cultura di non essere per nulla preparato…al nuovo passo, ma di peccare semmai, di orgoglio e questo è prodromo di una inevitabile caduta… la storia insegna…

    • Donatella credo che Santoro non abbia nessun bisogno di sentirsi ancora amato e la gente che lo ha estromesso dal “piccolo” schermo lo ha fatto per ragioni politiche non perchè era un incompetente. Se non avesse creduto nell’importanza del web avrebbe messo in piedi l’impresa faraonica di sfidare i colossi della tv con una trasmissione che punta soprattutto sullo streaming? Ma suvvia. Inoltre non capisco questa condanna a priori su una cosa che non è nemmeno cominciata ancora, è presunzione mettersi alla prova con qualcosa di cui si ha poca esperienza? O tu sei tra quelli che pensano che solo gli under 30
      hanno il diritto e la capacità di usare il web? Io la voglio proprio vedere questa caduta di cui blateri senza senso, i dati finora dicono che Servizio Pubblico sta andando esattamente dritto all’obbiettivo che si era prefissato e mi spiace, ma ad avere poca elasticità mentale sono quelli che parlano prima del tempo.

      • Ma quel tempo è adesso, Denise! Non ti è chiara una cosa: noi non discutiamo il fatto che il programma, una volta andato in onda, sarà con molta probabilità bellissimo. Critichiamo come lo sta presentando e proponendo ADESSO e sul WEB! E scrivi anche un’altra cosa non corretta: Santoro vuole «sfidare i colossi della tv con una trasmissione che punta soprattutto sullo streaming». No, Denise, le cose non stanno per niente così: la prima preoccupazione di Santoro è stata quella di raccogliere il network di TV locali, sul Digitale Terrestre e su tutte SKY.

        Dello streaming web, a parte qualche accenno nei video di Santoro, non c’è uno straccio di informazione scritta. Meno male che ci sono quattro ragazzi volenterosi, per nulla affiliati al programma, che volontariamente stanno facendo il lavoro per lui: dai un’occhiata qui: http://www.comizidamorestreaming.it/elenco-tv/#comment-15 e renditi conto di quello che banalmente andava fatto.

        E ti invito a rileggere il mio articolo, nella parte in cui documento come rispondono su Facebook alle richieste di informazione sullo streaming/podcast della trasmissione: semplicemente non rispondono. Mentre l’elenco delle TV che trasmetteranno il programma è sempre costantemente aggiornato e pubblicato!

        Poi se voi queste sono cose da geek, vuol dire che i fan di Santoro sulla rete non sono per niente utenti evoluti, che la scarsità di cultura digitale è ancora molto diffusa (a prescindere dall’età) e che usate la Rete come fosse una TV, disconoscendone di fatto il vero potenziale.

        E la cosa, senza polemica, mi rattrista davvero.

      • Ma quanto hai scritto? 😛
        Scusa Maurizio, non so se tu abbia seguito la faccenda dall’inizio ma Santoro ha detto chiaramente che mirava a un’azione condivisa tra web e tv e non ha mai fatto mistero di voler tornare in tv, d’altronde quello è il suo lavoro. In ogni caso stiamo discutendo di dettagli, è quello che sto cercando di dire. Forse a me toccano meno i problemi che tu hai notato rispetto all’importanza del progetto complessivo ed è giusto metterli in evidenza, quello che io critico è la chiusura in un giudizio assoluto che sembra provenire più da una sorta di possessività emotiva nei confronti dell’uso del web che da un parere obbiettivo. Non so sembra quasi che ti offenda il cattivo uso che Santoro fa del web e che per questo non meriti sostegno. Ho letto tutto quello che hai scritto e ti ripeto che hai ragione a chiedere più trasparenza, ma una cosa è dire che ci sono dei difetti un altra è dichiarare pubblicamente che non merita il tuo aiuto. MI sembra esagerato. Il bello del web è proprio che chiunque può farci quello che gli pare.

      • Ahahaha, grande Denise! 🙂
        Comincio dalla fine: ho controllato, eccome, su Twitter. In effetti lì rispondono, ma solo ai complimenti!! Chissà perché a me non hanno risposto: http://twitter.com/#!/mauriziolotito/status/126609230999465984 😉
        Direi che la nostra diversità di vedute dipende sostanzialmente dalle reciproche aspettative. Ci tengo però a chiarire che il mio sostegno morale Santoro lo avrà comunque e sono sicuro che ci regalerà un programma televisivo con inchieste di alto livello. Quello che ho dichiarato è che non merita il mio aiuto economico fino a quando non mi dimostrerà “quali sono i servizi a valore aggiunto” che ha promesso di offrire (presumibilmente sul web) con il suo programma. Diciamo che sono più cauto di te, ma comprendo comunque il tuo punto di vista.

        Anche se su una cosa proprio non concordo. Non capisco perché ti sembri strano, ma quando vado a proporre un progetto ad un cliente, tutto il lavoro di presentazione dello stesso è carico mio. Più la presentazione sarà completa, ricca, dettagliata, efficace, più le probabilità che il Cliente approvi il progetto saranno alte. È proprio quello che non è successo nel caso di Santoro, per quanto mi riguarda. Ok, farò parte pure di una minoranza, ma Santoro ha cmq perso un potenziale cliente con tutto ciò che ne consegue.

        Infine, è vero che con il web chiunque può farci quello che gli pare: ma è anche legittimo e doveroso criticare COME viene fatto.

        Un caro saluto e a presto,
        Maurizio

  6. Discussione interessante.
    Per quanto io sostenga con entusiasmo il progetto di Santoro, se non avessi notato che su Paypal il beneficiario della donazione è in effetti tale “Editoriale il Fatto SPA” (con rispettivo indirizzo email de Il Fatto quotidiano), non credo avrei MAI dato nemmeno un centesimo ad un’associazione (a me) sconosciuta che chiede soldi senza nemmeno degnarsi di buttare giù due righe di presentazione.
    Non so voi, ma io ho bisogno almeno di un minimo di rassicurazione su chi incasserà i miei soldi. Dopotutto sono genovese!

  7. Interessante post e altrettanto interessante discussione! Condìvido appieno le conclusioni dell’autore: Santoro ha sfruttato il web per tornare al suo amore di sempre, la tv. D’altronde lo aveva fatto anche con il posto da europarlamentare conquistato dopo l’editto bulgaro: la gente gli ha dato i voti ma poi non ha esitato ad accantonare l’avventura politica non appena si è ripresentata la possibilità di rientrare in tv. Comportamento quindi discutibile però capisco anche Denise che forse, come me, va più per obiettivi: in questo caso lo scopo è combattere una tirannia televisiva che mantiene nell’ignoranza una fetta abbondante del paese. Non mi serve a un granchè quindi fare la trasmissione via web se poi proprio quella fetta di paese da convincere non vi ha accesso.. Quindi, seppur l’operazione risulta piena di lacune e poco intelligente nei confronti del web, cerco di vedere le cose con uno sguardo più ampio.. Penso ad altre tipologie di utenti finali.. I miei genitori.. Tanto per dirne una…

    • Sento di condividere appieno quello che scrivi, AnnaLu. Infatti la mia era (volutamente) un’analisi su un aspetto specifico del progetto “Servizio Pubblico” (la comunicazione web, che non è solo la trasmissione del programma attraverso questo media).
      Ampliando la visione, non potrei essere più d’accordo. 🙂

  8. Riporto da un mio precedente commento:
    «Quello che ho dichiarato è che non merita il mio aiuto economico fino a quando non mi dimostrerà “quali sono i servizi a valore aggiunto” che ha promesso di offrire (presumibilmente sul web) con il suo programma. Diciamo che sono più cauto di te, ma comprendo comunque il tuo punto di vista.»

    Ecco, appena posso vado a versare i miei 10 euro. 🙂

  9. Pingback: Perché Santoro merita i miei 10 euro | DisOriginal

  10. Questo articolo (come i pochi altri che hanno osato criticare Santoro senza essere di destra) è stato profetico.
    Fino a poco tempo fa, Santoro si vantava di non aver speso quei soldi che aveva raccolto, come se la truffa fosse un pregio. E non ho trovato dichiarazioni diverse più recenti: mi sento di dire che ad oggi non li ha spesi, se non è vero smentitemi (citando una fonte decente) e chiederò scusa.
    Ora però va a Telecom, o La7, o Mentanopoli, che dir si voglia. Oh, certo, il “prodotto” (sinonimo di merce e non di servizio pubblico: ma la parola è sua e la usa sempre) rimane di sua proprietà, ma i soldi ce li mette la multinazionale. Che quindi gli potrà dettare o censurare i contenuti a piacere, come fanno gli editori televisivi da quando la TV è stata inventata. E quei 10 euro a testa che dovevano finanziare la libertà di informazione? Oh, beh, poco male: magari verranno usati per attaccare qualche nemico di Telecom.

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