Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica e partecipata, fondata sulla conoscenza.

Si è aperto in questi giorni un grande dibattito sui limiti che le democrazie occidentali – ed in particolare quella italiana – stanno mostrando di fronte alla grande crisi economica che le ha investite. Massimo Gramellini ha scritto un articolo su La Stampa che ha fatto molto discutere in Rete, nel quale mette in discussione il diritto al voto per tutti partendo da questo ragionamento:

«La prevalenza del cretino, o comunque del mediocre, raggiunge la sua apoteosi in quella caricatura di democrazia che è diventata la nostra democrazia. […] una parte non piccola degli elettori è così immatura da privilegiare i peggiori: per ignoranza, corruzione, menefreghismo.»

Ilvo Diamanti su La Repubblica offre il suo punto di vista partendo dai risultati di un sondaggio Demos nel quale il 23% degli intervistati equipara la democrazia ai sistemi autoritari:

«La democrazia rappresentativa non sta offrendo grande prova di sé, in questa fase. In Italia, ma non solo. Basti pensare a come è stata affrontata la crisi economica e finanziaria. L’agenda: dettata dalla Ue, in particolare dalla Bce e dal Fmi. Cioè: da istituzioni finanziarie e monetarie, non elettive.»

La puntata del 7 novembre de L’Infedele di Gad Lerner si è aperta invece con il suggestivo Discorso agli Ateniesi di Pericle, che dopo due secoli e mezzo risulta ancora di schiacciante attualità. In particolare mi interessa sottolineare questo passaggio:

«Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.»

Potessi riscriverlo, questo sarebbe l’Articolo 1 della mia ideale Costituzione Italiana:

«Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica e partecipata, fondata sulla conoscenza. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Partecipazione e conoscenza sono le due parole chiave. La prima definisce la formulazione originale di “democrazia”: favorendo per principio costituzionale il coinvolgimento attivo, a tutti i livelli, del popolo sovrano, si superano i limiti della democrazia rappresentativa. E la partecipazione, cantava l’indimenticabile Gaber, è sinonimo di libertà.

Ma anche la conoscenza ci rende liberi, poiché ci rende consapevoli, informati, preparati, colti, edotti. Ci rende migliori. Inoltre, nella Costituzione che vorrei, la conoscenza sostituisce il lavoro come principio fondativo della Repubblica. Il perché mi pare evidente, per almeno due ragioni fondamentali:

  1. perché l’avvento di Internet ha rivoluzionato la nostra società, trasformandola dapprima in società dell’informazione e poi (con il web 2.0) in società della conoscenza diffusa;
  2. perché il mercato globalizzato ha rivoluzionato il mondo del lavoro, soprattutto quello italiano, tradizionalmente legato alla produzione manifatturiera, a vantaggio dei paesi cosiddetti “emergenti”.

L’unica competizione possibile è sul piano dell’innovazione e questa non è possibile senza che la conoscenza venga promossa e diffusa a tutti i livelli. Lavoro e occupazione ne deriverebbero per naturale conseguenza. E di conseguenza modificherei anche l’Articolo 4:

Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto alla conoscenza e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale che ne impediscano l’accesso.

Con il diritto alla conoscenza si rafforzerebbero i valori dell’istruzione, della cultura, dell’informazione, dell’educazione, del merito. È chiaro che in tutto questo, la Rete gioca un ruolo fondamentale. L’accesso ad Internet come diritto costituzionale sarebbe già un buon inizio, come propone Stefano Rodotà:

L’accesso è l’ineliminabile punto di partenza, ma ha una natura strumentale: ogni persona dev’essere nella condizione di godere delle opportunità del Web.

Il percorso ideale sarebbe quello intrapreso dall’Islanda, che ha deciso di riscrivere la sua Costituzione coinvolgendo il popolo attraverso l’uso massiccio del web e della rete, rendendolo parte attiva nella scrittura della carta costituzionale. Altre nazioni, come l’Egitto e la Tunisia, sembrano intenzionate a percorrere la stessa strada.

E noi, cosa stiamo aspettando? È immaginabile in Italia un Risorgimento 2.0?

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9 thoughts on “Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica e partecipata, fondata sulla conoscenza.

  1. Spero che Gad stia organizzando una trasmissione sui limiti della democrazia rappresentativa oggi e sulle esperienze di upgrading della stessa in direzione di maggiore inclusività e trasparenza nelle decisioni.
    Accanto alla esperienza Irlandese ricordo quella della città di Chelsea ( Massachussetts) dove nel 1994 gli abitanti hanno riscritto lo statuto della città commissariata per impedire che ricadesse nelle mani delle cosche di malaffare. Esperienza descritta nel libretto di Susan Podziba intitolato Chelsea Story ( Bruno Mondadori ) con prefazione di Marianella Sclavi ( cioè mia ) e di Vittorio Foa. Inoltre il libro Confronto Creativo , Dal diritto di parola al diritto di essere ascoltati , scritto con LARRY SUSSKIND descrive in modo molto particolareggiato e con una quantità di esempi come potrebbe funzionare una democrazia PARTECIPATA e basata sulla conoscenza. Come riconosce lo stesso Giuliano Amato nella conversazione che chiude il volume e apre la discussione in Italia. Insomma: chi ha orecchie per intendere, intenda ! :-)))

    Un caro saluto a tutti. Marianella

      • IN Chelsea Story Internet non ha un ruolo.Siamo nel 1994. I collegamenti fra cittadini e con il gruppo organizzatore della partecipazione avvengono con una pluralità di strumenti fra cui la televisione locale via cavo in comunicazione con gli spettatori via telefono. Poi naturalmente incontri sul territorio, forum, ecc.. Invece su questo è appena uscito il libro a cura di Aicardi e Garramone: Democrazia Partecipativa ed Electronic Town Meeting: incontri ravvicinati del terzo tipo.Franco Angeli.
        LO consiglio !! E se vai su YouTube e digiti ETM trovi esperienze anche italiane molto interessanti. ciao. M.

  2. Propongo il mio:

    «Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla partecipazione attiva dei cittadini che viene esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione. La sovranità appartiene al popolo ed è suo dovere tutelarla. Compito della Repubblica è garantire a tutti i cittadini, senza distinzioni, l’accesso gratuito e illimitato all’informazione attraverso ogni mezzo.»

    Che ne pensi?

    • Grazie Antonio per il tuo contributo.
      Nell’ordine:
      1. Mi sembra che nella tua formulazione la connotazione di partecipazione “attiva”, venga “imposta” per principio costituzionale. La partecipazione non deve essere percepita come un obbligo, deve essere semplicemente favorita e resa accessibile, in ogni circostanza.
      2. Mi chiarisci meglio il passaggio «è suo dovere tutelarla»?
      3. Preferisco il termine “conoscenza” rispetto a “informazione”. Mi sembra di più ampio respiro, più universale.
      4. La precisazione «attraverso ogni mezzo» mi sembra molto pertinente. Internet è uno strumento formidabile, ma fino a quando nel nostro paese eliminerà il digital divide, ogni altro mezzo va garantito e supportato. A cominciare dalla scuola, luogo di “conoscenza” per eccellenza.

      • 1. D’accordo. Sostituisco “dei” con “garantita a tutti i”: […] fondata sulla partecipazione attiva garantita a tutti i cittadini. Che ne pensi?
        2. Con è suo dovere tutelarla mi riferisco al fatto che se introduci la partecipazione attiva come diritto costituzionale questo deve essere tutelato affinché non si ritorni al vecchio partitismo-oligarchico. Percui, pur avendo la necessità di eleggere dei rappresentanti ciò non deve minimanente limitare la partecipazione dei cittadini che hanno il dovere di fare in modo che questo “nuovo” diritto costituzionale non cada nell’oblio o venga limitato dal partitello di turno.
        3. Ok, vada per “conoscenza”.
        4. “Attraverso ogni mezzo” richiama un po’ l’art. 21, “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

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