#vadaabordocazzo e la satira su Schettino

Su gradito invito del blog Samarcandria ho accettato di fornire la mia visione sul «tormentone tragicomico» sviluppatosi in seguito alla pubblicazione delle conversazioni tra il comandante Schettino e il capitano De Falco durante la tragedia del Costa Condordia all’Isola del Giglio:
La satira su Schettino è Immorale?

Pareri a confronto. A proposito, ringrazio il blogger Maurizio Lotito (DisOriginal) per il contributo.
Brutta storia quella della Concordia. Ormai lo sanno tutti, il comandante ha beccato uno scoglio dell’isola del Giglio, si è allagata, si è piegata e ora è ancora lì sperando che qualcuno sgombri quel che rimane magari evitando di spargere in mare chissà quante tonnellate di carburante.

Sì lo so, l’argomento è triste, ci sono delle vittime e tanti dispersi. Una tragedia che si è subito trasformata in un dramma mediatico con tanto di protagonista ed antagonista, entrambi capitani: Schettino e De Falco. Due uomini diversi, specchio di due italie diverse. L’audio della telefonata tra i due la dice lunga: De Falco infuriato che scalpita per far tornare a bordo Schettino che nel frattempo pare sia stato uno dei primi ad abbandonare la nave. 

E pensare che mentre la Concordia si inclinava gli animatori delle attrazioni per i bambini hanno avuto il sangue più freddo del comandante della nave seguendo le procedure di sicurezza. Tanto per capirci, l’allarme ai Carabinieri l’ha dato una passeggera, non il comandante Schettino, lo stesso che raggiunto da De Falco al telefono si è giustificato spiegando di trovarsi sulla scialuppa di salvataggio per coordinare i soccorsi. Fosse un film comico ci sarebbe da ridere ma invece è la realtà e c’è molto su cui riflettere.

Uno degli aspetti da analizzare riguarda quel «Vada a bordo cazzo!» di De Falco a Schettino, diventato in pochi minuti un tormentone. Ad esempio su Twitter, il social network di microblogging più utilizzato al mondo, che nel Belpaese fa i conti in queste ore con l’hashtag #vadaabordocazzo. Cos’è un hashtag? Beh, una parola preceduta da un cancelletto che vi permette di filtrare velocemente i miliardi di post di Twitter in base ai vostri interessi. Geniale vero? Altro che Facebook. Vabbé, lasciamo stare.

La rete si è scatenata ironizzando su quel #vadaabordocazzo e ridicolizzando capitan Schettino. Ecco alcuni esempi:

Ma il fenomeno non si è limitato a Twitter, come dimostra la pagina Facebook#vadaabordocazzo”. E dai cinguettii testuali alle immagini satiriche il passo è stato breve. Eccone alcune:

La satira su Schettino è approdata anche in tv. Ecco il video dell’intervento del comico genovese Maurizio Crozza nella puntata del 17 gennaio 2011 di “Ballarò” andata in onda su Rai3:

Come qualche giornale ha titolato, quel #vadaabordocazzo è diventato “il tormentone tragicomico che divide l’Italia”. Il concetto principale, lo riassume bene il giornalista Sandro Ruotolo:

Il fenomeno però non è solo italiano, anzi, è già mondiale. Si sa, la rete ha il potere di trasformare velocemente qualsiasi cosa in un tormentone e anche le tragedie possono diventare satira. Soprattutto quando ad essere prese di mira non sono le vittime ma i carnefici. Schettino ormai non è più lui, nel senso che ciò di cui si è reso protagonista non gli appartiene più. Come avviene con la digitalizzazione dei contenuti, il concetto si è smaterializzato ed è diventato autonomo, senza personalità ma allo stesso tempo comune a tutti. In ognuno di noi c’è una parte schettina e una coraggiosa ed è per questo che è così facile fare satira sul comandante della Concordia.

Schettino è ormai un simbolo: utilizzarlo nelle barzellette non è demoniaco perché non si parla più della persona ma di ciò che rappresenta. In breve, si è passati da “chi è” a “cosa è”. Ciò vale anche, e soprattutto, per De Falco. Quel #vadaabordocazzo non è altro che una delle frasi che tutti vorrebbero sentire in casi simili ma che molto spesso non hanno voce. Il furbetto fa il ganzo, qualcuno ci rimette e la vicenda si insabbia. Se ci fosse più satira defalchiana ne avremmo tutti giovamento.

In sostanza, penso che la parte delle offese alla persona sia stata già ampiamente superata. Ora siamo nella fase in cui il fenomeno è già parte della cultura nazionale e le parole e le azioni dei protagonisti hanno perso il loro legame con essi e sono diventate di tutti. Purtroppo la satira costruttiva è una chimera di chi non la capisce. Vabbé, sarò troppo superficiale, ma io la penso così.

C’è però anche chi si chiede che fine faccia la morale di fronte ad episodi come il naufragio della Concordia. È giusto fare satira su una tragedia? Quanto è morale schernire pubblicamente il comandante Schettino? Siamo sicuri che in una situazione simile saremmo stati tutti dei De Falco? Queste ed altre domande gironzolano tra i dubbi di Maurizio Lotito che spiega “la sua versione dei fatti”.

[Antonio Santovito @ Samarcandria]


Ma no, non si tratta di libertà di satira o di fare i moralisti. Forse è semplicemente una questione semantica. Premetto: non sono uno scrittore, né un giornalista e nemmeno un esperto di linguistica. Ma credo nell’importanza delle parole. Perché da come le usiamo dipende la qualità delle nostra comunicazione. A maggior ragione sul web, dove altre componenti comunicative (il tono di voce, le espressioni, la gestualità, la mimica facciale, l’apparenza) non possono venire in soccorso per compensare una scarsa proprietà di linguaggio. Twitter poi, rappresenta la sublimazione di questo concetto, visto il limite dei 140 caratteri disponibili per ciascun tweet.

E veniamo quindi al fatidico #vadaabordocazzo. Perché proprio quell’hashtag è diventato trending topic, ovvero il più utilizzato nel mondo in quel momento? Perché l’omonima pagina Facebook (subito creata da parte di qualche scaltro utente), ha totalizzato più di 2.400 iscritti in un paio di giorni? Me lo sono chiesto e le risposte che mi sono dato sono, nell’ordine:

  1. perché c’è la parola «cazzo»;
  2. perché la parola «cazzo» è stata pronunciata in un momento (tragico) che ha avuto una risonanza mediatica enorme;
  3. perché con la parola «cazzo», fare ironia e satira diventa più semplice ed efficace.

Fin qui nessun problema, anzi. Sono e rimango un sostenitore della libertà di satira, almeno fino a quando non sconfina nella diffamazione. Ma quell’hashtag è la fedele trascrizione delle parole pronunciate dal capitano De Falco, consapevole del dramma che si stava consumando in quel preciso contesto: vite che si stavano perdendo a causa della folle incompetenza e codardia di un uomo che aveva perso completamente il controllo della situazione. Ma soprattutto quel #vadaabordocazzo era l’estremo tentativo di preservare un mito: quello del capitano che non abbandona la nave prima che tutti si siano messi in salvo, a costo di affondare con essa, come fece il comandante del Titanic.

De Falco, era perfettamente consapevole della gravità del gesto di Schettino e di ciò che rappresentava per l’immagine della marineria italiana (segnata indelebilmente, proprio nel porto di Livorno, dalla tragedia della Moby Prince). Non a caso in questi giorni, in tutto il mondo si parla della codardia di Schettino piuttosto che della reazione di De Falco. All’estero, semplicemente non capiscono, sono sgomenti. Da più parti sono scattati paragoni con i Vigili del Fuoco di New York dopo l’attentato alle Twin Towers, veri eroi che sono andati consapevolmente incontro alla morte pur di fare il loro “dovere”.

Eppure un mucchio di italiani su Twitter si è “impadronito” di quel HT per lanciarsi in misere parodie sulla risposta di Schettino, in puro stile #morattiquotes. Soprattutto mi ha disturbato che a questo esercizio cabarettistico abbiano partecipato anche alcuni vip, i quali si sa, sono influencer grazie all’alto seguito di cui godono su Twitter e basta poco perché tra un retweet di un follower ed un altro, si aiuti un argomento a scalare la classifica dei trending topic. Tra essi (con mia somma delusione) si è distinto anche il rapper Francesco Di Gesù, meglio noto come FrankieHiNrg:

il quale pochi istanti prima aveva pubblicato un tweet di sostegno ai naufraghi e ai loro soccorritori. Ne ho approfittato per segnalargli la contraddizione ed ecco la conversazione risultante:

Cioè, secondo lui adesso De Falco se la riderebbe su Twitter della sua stessa battuta. Che poi, definirlo addirittura un «eroe nazionale» mi sembra un’iperbole (come lo stesso De Falco ha ammesso). Scrive Severgnini su Corriere.it: «Se la normalità è diventata eroica, in Italia siamo nei guai». Come dargli torto?

Ma io dico: volete «sfottere una merda umana come il comandante (Schettino)»? E allora perché non scegliere un hashtag più appropriato? Perché usare le parole di De Falco per ironizzare sulla codardia di Schettino? Perché distorcere un significato completamente diverso per piegarlo alla costruzione di una facile battuta e di uno scampolo di visibilità?

Per la cronaca: ci sono moltissimi tweet che hanno usato appropriatamente l’hashtag #vadaabordocazzo per sottolineare il valore del comportamento di De Falco. Questo mi rincuora. Peccato però che ad attirare l’attenzione e la curiosità dei media siano (sempre) le parodie e il sollazzo, soprattutto se esercitato da certi influencer.

A loro rivolgo il mio anatema: che possiate tutti affondare nella vostra superficialità. Che mi pare anche un bel ossimoro.

[Maurizio Lotito @ DisOriginal]

Stesso argomento, pareri diversi. Voi che ne pensate?

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One thought on “#vadaabordocazzo e la satira su Schettino

  1. La satira ha sempre portato alla provocazione, alla discussione e alla verità. La verità é proprio quella cosa che per rispetto verso le famiglie delle vittime si vorrebbe ottenere. Il silenzio prolungato, in questo paese, porterebbe all’omertà. Inaccettabile per le vittime.

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