Pump up the volume

Oggi ho intercettato questa “amaca” su Facebook. Mi sono letto a campione un bel po’ dei 200 e rotti commenti al post e mi ha sorpreso come pochissimi abbiano colto il punto dell’articolo. Infatti la stragrande maggioranza:

  • si schiera a favore o contro la possibilità di censurare determinati contenuti;
  • dibatte sul tema generale della libertà di espressione;
  • discute sulle caratteristiche specifiche del media Internet;
  • accusa Serra – o i giornalisti in genere – di scrivere altrettante “mediocrità” dalle colonne dei giornali.

Secondo me invece il passaggio chiave è quello che ho evidenziato in grassetto:

[…] perché questo pensierino gretto e mediocre, un tempo confinabile al bancone di un bar, deve finire sotto gli occhi di centinaia di migliaia di persone?

Il problema che si pone Serra non è se censurare o meno un’idiozia, ma evitare che questa, grazie al web, possa assumere una portata potenzialmente planetaria. Problema che io considero un’idiozia di portata planetaria, appunto.

Se stabiliamo che la mamma degli idioti è sempre incinta, dobbiamo accettare che anche la mamma degli intelligenti lo sia (o no? E allora voi di chi vi sentite figli? 🙂 ). E se il web è un terreno “fertile”, lo è per entrambe. La portata amplificatrice del web è la stessa, a prescindere dal contenuto (il medium è messaggio di McLuhaniana memoria) ed io sono disposto a scommettere che lo siano anche le probabilità di generare interesse sull’audience raggiunta. Anzi, a parità di esposizione, confido nella superiorità dell’intelligenza sulla stupidità umana.

Pongo un altro esempio: terminata la scrittura condividerò il link di questo post nei commenti all’articolo di Serra. A prescindere dalle critiche che gli muovo, non credo gli dispiacerà che il suo articolo venga letto da qualche altra manciata di lettori. I quali potrebbero decidere di condividerlo a loro volta, e alla fine potrebbero esserci qualche migliaio di persone in più a godere delle sue riflessioni giornalistiche. Nel caso, come la mettiamo signor Serra, la cosa la disturba?

Non capisco invece quel «siamo ancora in tempo per discuterne?»  Mi sembra contraddittorio, soprattutto detto da chi sembra voglia eliminare la possibilità di commentare gli articoli sui siti dei giornali…

Per concludere, torno sulla metafora dell’amplificatore: se nella musica non fossero stati inventati gli amplificatori, oggi non avremmo gli impianti hi-fi, i grandi concerti, lo stesso rock (che anzi ha sublimato l’uso distorto dell’amplificazione) probabilmente non esisterebbe per come lo conosciamo. La musica non sarebbe la stessa. E il fatto che il volume d’ascolto si sia alzato non ha implicato di per sè l’imporsi della cattiva musica, anzi. Possiamo poi discutere sulla qualità intrinseca di un amplificatore. Come in tutte le cose, ne esistono di eccellenti, di buoni e di pessimi. Ma una cosa è risaputa: i migliori sono quelli che preservano al massimo il suono originale dello strumento a cui sono collegati e a me sembra che il web questa caratteristica ce l’abbia, eccome.

So, pump up the volume!

Edit: dopo il prevedibile dibattito scatenatosi in rete, Michele Serra è tornato sull’argomento attraverso il blog Triskel182: http://triskel182.wordpress.com/2012/07/14/lamaca-del-1402012-michele-serra/

Ne approfitto anch’io per offrire un altro argomento, ripreso da una conversazione nata sul mio profilo Facebook:

Maurizio Lotito E cmq, ribadisco, Serra non ne fa un problema di censura in sè, ma di numeri. Cioè, se uno fa un commento idiota al bar, al massimo lo sentono i 15/20 avventori presenti al momento; se lo fa sul web c’è “il rischio” che lo sentano centinaia di migliaia di persone. E questa cosa dovrebbe inquietare. Ma è un errore di prospettiva macroscopico, poichè le proporzioni, qualunque esse siano, sono le stesse della vita reale. Non è che al bar la probabilità di incontrare avventori intelligenti è del 100%. Il web è uno specchio che riflette la realtà, con la (notevole) differenza, rispetto agli altri media, di non essere “broadcast”, ma di aver reso tutti noi dei potenziali produttori e non solo consumatori di contenuti. Prima l’idiozia o la stupidità ci era imposta in maniera unidirezionale dalla TV, dalla radio, dalla pubblicità, dalla carta stampata, dalle lobby di potere. Con il web invece possiamo scegliere, tra la stupidità o l’intelligenza, tra l’ignoranza e la cultura. È questo che si intende per “rivoluzione” del web. Io dico che alla fine, per definizione, gli intelligenti sapranno sfruttare meglio questo strumento e questa possibilità, rispetto agli idioti.

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2 thoughts on “Pump up the volume

  1. Sono d’accordo e mi piace la metafora degli amplificatori.
    Io penso che Serra abbia un’idea distorta per cui lui e il suo giornale possono fare informazione in modo agghiacciante, mentre chi commenta deve essere all’altezza.
    Anch’io ho scritto una risposta alla sparata di Serra, e mi permetto di linkarla (se la cosa non fosse gradita, in futuro mi asterrò):
    http://soqquadrissimo.wordpress.com/2012/07/15/commento-idiota-per-michele-serra/

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