Introduzione al web 2.0, questo (semi) sconosciuto

(pubblicato su BatMagazine.it)

C’è una rivoluzione in atto, che dura da più di un decennio e che porta il nome di Web 2.0. Non c’è media che ormai non faccia riferimento all’etichetta che sta a indicare la seconda versione della rete, quella collaborativa e senza piedistalli. Ma per comprenderne appieno la portata, è importante capire cos’era il Web prima di questa rivoluzione.

Qualche anno dopo l’invenzione del World Wide Web ad opera del matematico inglese Tim Berners-Lee, la Rete cominciò a popolarsi di siti internet, in maggioranza aziendali o informativi, fino alla nascita dei portali generalisti (in Italia il primo fu Virgilio) e dei motori di ricerca, che indirizzavano l’utente a scoprire tutto quello che il Web poteva offrirgli.

Alla ricerca di una propria identità espressiva, questi nuovi mezzi di comunicazione cominciarono a proporsi imitando i media tradizionali (giornali, tv, radio), cercando di replicare gli stessi modelli e le stesse dinamiche comunicative. Le aziende e le organizzazioni riempivano i loro siti con contenuti statici che riproponevano, nei contenuti e nella grafica, la versione digitale delle brochure cartacee con cui si promuovevano offline; i siti di informazione replicavano pedissequamente le pagine del giornale; i portali generalisti erano grandi indici che imitavano il modello “Pagine Gialle” con la semplice aggiunta dei link ipertestuali.

Il flusso della comunicazione era broadcast, ovvero unidirezionale, dall’alto verso il basso; la possibilità di interazione con i visitatori era relegata per lo più ad un contatto email. In quegli anni la creazione e l’aggiornamento di un sito internet necessitava di competenze tecniche estremamente specifiche. Le aziende erano quindi costrette a rivolgersi a professionisti dello sviluppo web, in genere programmatori software, che poca dimestichezza avevano con il marketing e la comunicazione. Le stesse agenzie di pubblicità faticavano a sfruttare in modo innovativo le potenzialità del nuovo strumento. Finché, quasi per una causa accidentale, nacque il primo blog, per mano di Dave Winer, un sviluppatore software americano e pioniere di questa tecnologia.

Del fenomeno dei blog parleremo diffusamente nei prossimi articoli di questa rubrica. Per adesso vi serva sapere che la loro inarrestabile affermazione ha innescato quel processo di radicale trasformazione del web che l’ha portato allo step successivo, il 2.0 appunto. Perchè hanno permesso a chiunque (e a buon mercato) di pubblicare sul web contenuti che fossero facilmente rintracciabili dai motori di ricerca, aperti al contributo dei visitatori (bidirezionali), potenzialmente virali per velocità di espansione, facilmente distribuibili (con un click si possono ricevere in tempo reale gli aggiornamenti senza dover ricorrere ai motori di ricerca).

Sono le fondamenta su cui si è sviluppato il Web 2.0 e per spiegarlo nel 2006 la rivista internazionale Time usò questa definizione:

“È una storia di comunità e collaborazione su una scala del tutto inedita. […] Una storia che riguarda la possibilità dei molti di sottrarre potere ai pochi e di darsi aiuto reciproco gratuitamente e di come questo non solo sta cambiando il mondo, ma cambia anche il modo in cui il mondo cambia. Lo strumento che rende possibile tutto questo è il World Wide Web. E’ uno strumento per mettere insieme i piccoli contributi di milioni di persone e farli contare. Milioni di cervelli destinati altrimenti all’oscurità vengono re-immessi in circolo nella nuova economia intellettuale globale”.

Con il successivo avvento dei social network quei cervelli stanno diventando miliardi, ed influenzano pesantemente non solo l’economia intellettuale ma anche quella commerciale. La svolta c’è già stata, il punto di non ritorno è stato superato e il genio è uscito davvero dalla bottiglia.

Per le imprese si aprono opportunitàscenari competitivi e occasioni di business impensabili fino ad un decennio fa. È necessario però che affrontino un percorso di alfabetizzazione digitale e imparino a declinare la propriacomunicazione aziendale attraverso un uso professionale dei nuovi media.

La realtà, soprattutto nel nostro territorio, ci dimostra che sono ancora molte le aziende che continuano ad ignorare tutto questo. Questa rubrica nasce con lo scopo di dare risposte a quanti tra voi si stanno grattando la fronte chiedendosi quale grande affare si celi dietro questa rivoluzione. Ve lo spiegheremo strada facendo, in un percorso a tappe sempre più approfondito.

Se nel frattempo avete qualche domanda da fare o una curiosità da soddisfare, usate pure i commenti a questo post, non aspettiamo altro.

Alla prossima tappa quindi e per citare Buzz Lightyear di Toy Story: “Verso il 2.0 e oltre!

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