La patata bollente

Curioso, proprio mentre comincio a scrivere questo post, sul Blog di Beppe Grillo ne appare uno con lo stesso titolo, ma di opposte visioni. Già, perché credo che la patata bollente sia – per certi versi paradossalmente – nelle mani del fondatore del M5S.

Ho avversato Grillo con molta determinazione durante tutta la campagna elettorale, forte della convinzione che sia lui il più grande problema del M5S. Le motivazioni sono le più scontate, se volete: la deriva populista e massimalista, i toni violenti, il linguaggio fascitoide, etc.

Mi sono infiltrato nelle discussioni in rete dei grillini, sia ultras che moderati, cercando di “stanarli” su queste argomentazioni e alla fine, non senza grande fatica e pazienza, ne ho ricavato la risposta che avevo in fondo auspicato, riassumibile con questa affermazione:

Sì, anche a me non piacciono i toni di Grillo, certe sue prese di posizione, certi attacchi indiscriminati. Ma lui non andrà in Parlamento e infatti il mio voto e la mia fiducia la dò al MoVimento, non a lui.

Non era poco, vi assicuro. Era il segno di una intima consapevolezza, di una presa di distanza certificabile, del radicamento di alcune convinzioni che già dimostravano come una fetta consistente dell’elettorato – soprattutto di centro-sinistra, come dimostrano le prime analisi sui flussi – avesse sì ceduto alla demagogia grillina ma “con riserva”, non incondizionatamente. O con il beneficio del dubbio se volete.

Ma la contraddizione restava: una volta in Parlamento, chi avrebbe dettato la linea politica? Gli eletti, la base “partecipata” o i comunicati politici del blog? Ricordo, a tal proposito, che il programma dei 5 Stelle non è stato sottoposto a nessuna discussione o votazione allargata alla base, contraddicendo lo stesso precetto di Grillo per cui “uno vale uno”. Idem dicasi per decisioni importanti come le espulsioni dei “dissidenti”, o su temi come la cittadinanza agli immigrati e via dicendo.

Si poteva stanarli già allora – dico oggi al centro-sinistra – insistendo su questi due piani: l’apertura al dialogo e al confronto programmatico direttamente con i candidati 5 stelle da una parte; l’isolamento del populismo di Grillo dall’altra. Ma avevano i salami agli occhi, lo sappiamo, ed è andata come è andata.

Per fortuna il centrosinistra ha dimostrato di avere dei limiti, oltre che nel condurre le campagne elettorali, anche nelle pulsioni autodistruttive. I primi segnali arrivati sembrano tutti (positivamente) convergenti*: apertura ai parlamentari del MoVimento, disponibilità al dialogo e al confronto. E giocare di rimessa sui proclami e le invettive di Grillo, come sembrano abbiano fatto chiudendo all’ipotesi di un governo con il PDL (l’Apocalisse!) e disinnescando la sua prima profezia post-voto:

«Faranno un governissimo pdmenoelle-pdelle. Noi siamo l’ostacolo. Contro di noi non ce la possono più fare, che si mettano il cuore in pace.»

Non contento, Grillo tenta un ulteriore strappo e pubblica un feroce post contro Bersani, in cui chiude a qualsiasi ipotesi di fiducia ad un governo a guida PD ma incartandosi nell’ennesima contraddizione quando offre in alternativa il voto sui singoli provvedimenti (non puoi votare le leggi di un governo che non abbia ottenuto una prima fiducia, il perché lo spiega benissimo Il Post qui).

La strategia di Grillo (nessuna responsabilità di governo, opposizione dura e incalzante, approvazione di qualche punto del programma del M5S e dopo pochi mesi, ritorno al voto per incassare la maggioranza assoluta al Parlamento) questa volta non trova sponda. Ed ecco che inesorabilmente, le sue contraddizioni gli presentano il conto.

Parlamentari propensi alla fiducia (seppur condizionata) a Bersani o impegnati a consultarsi autonomamente, petizioni di elettori 5 stelle e iniziative trasversali a sostegno, base in rivolta per decisioni prese senza essere consultata. Da una prima analisi del sentiment in Rete, gran parte degli elettori grillini sembra già contrapporsi al suo guru che, checché ne dica, la patata bollente in mano ce l’ha lui, e scotta non poco (e c’è chi sostiene, come Angela Mauro, che Bersani possa addirittura pure fare Bingo).

Spesso accade che durante le grandi crisi si aprano opportunità inimmaginabili, come ha spiegato Mario Calabresi nel suo brillante intervento di martedì a Ballarò. Abbiamo un Parlamento con la più alta percentuale di donne elette, con il più alto tasso di ricambio politico e l’etá media più bassa della storia della Repubblica, che ci ha fatto schizzare di colpo ai primi posti in Europa. Un patrimonio che sarebbe oltraggioso disperdere, e Grillo non potrà ignorarlo.

Come non potrà ignorare la presa di posizione del tanto vituperato Napolitano, che ieri ha difeso e “istituzionalizzato” il voto democratico ottenuto dal MoVimento dagli attacchi tedeschi.

Soprattutto, non potrà più usare la Rete a suo uso e consumo, come ha fatto finora: conoscendone benissimo i meccanismi, sa che da artefice della sua ascesa, può trasformarsi nel suo peggior incubo. Da oggi in poi, la regola dell’uno vale uno si farà stringente, e verrà sempre più rivendicata dalla base. C’è il concreto rischio di uno tsunami interno se Casaleggio & C. non riusciranno ad architettare in tempi brevi (e comunque con colpevole ritardo) un sistema di democrazia interna realmente trasparente ed efficace.

E intanto, la patata si fa sempre più bollente e rischiamo di scottarci tutti irrimediabilmente.

* scritto prima che Massimo D’Alema perdesse l’ennesima occasione per tacere.

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